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Cos’è e quanto è diffusa la termpoplastica? Quanto e come si può riciclare?

Siamo nel mondo delle plastiche, lo dice la parola stessa che preceduta dalla parola termo, ci fa intendere che abbia qualcosa a che fare con la temperatura.
Stiamo parlando di macromolecole unite a catena lineare o poco ramificata, non reticolate, quindi non legate le une alle altre attraverso processi chimici, bensì unite a catena grazie alla ripetizione dello stesso tipo di legame. La loro caratteristica è quella di poter cambiare forma e lunghezza, mediante la regolazione della temperatura, che le trasforma in stato viscoso e quindi modellabile. Ovviamente questo processo, che permette la variazione della natura della plastica, incide sulla sua componente, a mano a mano che vede ripetersi l’operazione di riscaldamento perde le sue caratteristiche natie.

Questa introduzione è necessaria per poter comprendere che il materiale che abbiamo tra le mani è particolarmente duttile e in grado di resistere alla deformazione, contrariamente agli elastomeri, che tornano alla loro forma originaria. Queste caratteristiche sono essenziali nel mondo industriale, poiché permettono la lavorazione della materia a secondo dell’uso che se ne vuole trarre. Ci sono infatti diverse aziende specializzate, per esempio OTM stampaggio termoplastica Monza e Brianza, che si occupano di realizzare una vastissima gamma di prodotti e articoli in plastica per ogni settore dell’industria e non solo.

La produzione di funi per esempio è tipica dei termoplastici poiché sono in grado di allungarsi molto poco quando si esercita una forza. Ma la curiosità di questi materiali termoplastici è la loro “durezza”. Infatti, a seconda della temperatura che viene utilizzata, potremo avere una plastica più o meno rigida. In altri termini, la temperatura di transizione vetrosa (detta anche TG) permette di alterare lo stato di rigidità/plasmabilità di tutte le plastiche, generando flessibilità nel caso in cui la loro TG sia superiore o pari a quella dell’ambiente, mentre resteranno più rigide e fragili, qualora la TG sia inferiore. Pensiamo banalmente ai componenti plastici di un cellulare: la scocca è rigida, mentre i cavi che utilizziamo per ricaricare la batteria sono flessibili.

Ma nel settore industriale sono davvero così diffusi questi termoplastici? In realtà molto di più di quanto non pensiamo, eccone una lista:

Polietilene (PE): film estensibile, pellicole alimentari, pluriball, rivestimento interno dei cartoni del latte, flaconi di detersivi o alimenti, giocattoli, sacchetti;

Polipropilene (PP): tappi ed etichette di bottiglie di plastica, zerbini, scolapasta, capsule del caffè, reti antigrandine, bicchierini bianchi di plastica per caffè, banconote, sedie;

Polistirene (PS): è più conosciuto come polistirolo è principalmente usato come isolante termico, ma ha anche altri usi, come la realizzazione di rasoi usa e getta, custodie per CD;

Poliesteri (PET): fibra tessile generata in mischia ad altre fibre naturali (es. cotone), che generano maggior comfort al momento dell’utilizzo, dotato di flessibilità, leggerezza ed alta resistenza meccanica è utilizzato anche per applicazioni tecniche, quindi: trasporti, geotessili, medicale, dispositivi di sicurezza…;

Policarbonato (PC): lenti degli occhiali, obiettivi per macchine fotografiche, caschi per motociclette, giubbotti antiproiettile, oblò degli aeroplani, protezioni antinfortunistiche…;

Polivinilcloruro: lo conosciamo tutti con la sigla di PVC per vinili, raccordi e tubazioni, cavi elettrici, pavimentazioni, pellicole rigide, cartotecniche, coperture capannoni…;

Polimetilmetacriliato (PMMA): vasche da bagno, piatti doccia, otturazioni dentali, dvd, cd, lenti a contatto

Nylon: filo continuo, calze, collant, lingerie, borsetteria, ombrelli, fodere…

Ma tutta questa plastica può essere riciclata? Considerando che si tratta di un materiale non biodegradabile, la migliore soluzione per non disperdere la plastica nell’ambiente è quella di riciclarla il più possibile.

Purtroppo, non tutta la plastica può essere riciclata, e in certi casi non può essere riciclata all’infinito. Ci sono infatti diverse tipologie di plastica riciclabile, in particolare: PET, HDPE, PVC, LDPE, PP, PS e altri. Di queste, in particolare quelle termoindurenti, hanno costi di riciclo molto alti e quelle come il polipropilene per esempio, possono essere riciclate solo un certo numero di volte, dopo non saranno più riutilizzabili. Questo significa che è sempre più importante un utilizzo consapevole, in secondo luogo è fondamentale il riciclo, per non riempire sempre di più il nostro ambiente già altamente compromesso dall’invasione delle materie plastiche e non solo.

Luca-C

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