donna e plastica nell'acqua
[ Salute e Benessere ]

Plastica nell’acqua e nel cibo: quali sono gli effetti sulla nostra salute

La scena di una tartaruga marina con un sacchetto sul muso o lo stomaco di un capodoglio sovraccarico di tappi e frammenti colorati sono solo alcune delle immagini drammatiche associate all’inquinamento da plastica. Le isole di plastica che galleggiano negli oceani, le foche strangolate dalle reti da pesca e i fiumi che trasportano una marea di bottiglie e imballaggi monouso verso il mare sono parte di una realtà inquietante.

Tuttavia, ciò che spesso trascuriamo è il legame diretto tra questo inquinamento e la nostra salute quotidiana. Non pensiamo immediatamente al nostro cibo, all’acqua che beviamo o all’aria che respiriamo. Tuttavia, numerosi studi recenti documentano che nel corpo umano del ventunesimo secolo c’è una presenza diffusa di plastica, proveniente proprio da ciò che ingeriamo, beviamo e persino respiriamo. Questo solleva importanti domande sui potenziali effetti sulla salute umana derivanti dall’esposizione alla plastica.

Microplastiche nell’acqua e negli alimenti: i dati allarmanti

La plastica, un materiale indistruttibile, ha invaso i nostri ambienti in forma di particelle minuscole: le microplastiche, con dimensioni inferiori ai 5 millimetri, e le nanoplastiche, che spaziano da 1 a 1.000 nanometri (milionesimi di millimetro). Queste particelle, differenziate per forma e composizione, si originano dalla frammentazione di pezzi più grandi e si trovano spesso nei cibi. Sebbene i prodotti ittici sembrino essere i più contaminati, microplastiche e nanoplastiche sono diffuse anche in altri alimenti, come il sale da cucina, il latte, il miele, il riso, lo zucchero, diverse bibite e persino nella birra, solitamente venduta in bottiglie di vetro o lattine di alluminio.

Secondo la dottoressa Daniela Gaglio, responsabile scientifico dell’Infrastruttura di Metabolomica presso l’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare (IBFM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), si stima che assumiamo da 0,1 a 5 grammi alla settimana di microplastiche, una quantità quasi pari a quella di una carta di credito. Gli studi condotti dal team di ricerca coordinato da Daniela Gaglio hanno dimostrato sperimentalmente che le cellule esposte alle micro e nanoparticelle di polistirene manifestano alterazioni del metabolismo e un aumento dello stress ossidativo. Questa ricerca del CNR evidenzia il potenziale impatto che queste particelle possono avere sulla salute umana.

Se la contaminazione di pesci, molluschi e crostacei proviene certamente dal mare, l’origine delle microplastiche trovate in altri prodotti rimane meno chiara, sebbene si sospetti che derivino principalmente dalle pellicole di imballaggio e dalle confezioni.

Acqua in bottiglia: il 93% contiene particelle di plastica

Dall’acqua del rubinetto alle bottiglie d’acqua, le microplastiche sono state individuate in percentuali allarmanti, con l’81% dei campioni di acqua di rubinetto e il 93% dei campioni di acqua in bottiglia contenenti tali particelle. Questi dati sollevano interrogativi significativi sulla sicurezza dell’acqua che consumiamo quotidianamente.

In particolare, c’è una crescente necessità di approfondire la questione dell’acqua del rubinetto. Nonostante uno studio italiano del 2022 abbia evidenziato concentrazioni di nano e microplastiche nettamente inferiori rispetto alle bottiglie di plastica, è essenziale un’analisi più approfondita. Mentre la comunità scientifica continua a studiare queste dinamiche, è cruciale sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere comportamenti che possano ridurre l’esposizione a tali particelle.

Inquinamento da plastica: quali conseguenze per il nostro corpo?

Lo studio menzionato evidenzia che le micro e nanoparticelle di polistirene, assorbite dalle cellule del colon umano, provocano cambiamenti nel metabolismo simili a quelli indotti dall’agente tossico azossimetano, una molecola conosciuta per la sua capacità di indurre tumori al colon e per la sua neurotossicità. Secondo l’esperta, questo fatto è significativo poiché fornisce un’indicazione sui potenziali effetti nocivi della plastica a scapito del nostro organismo.

I risultati dello studio mostrano che le cellule sane del colon umano, esposte sia in modo acuto che cronico alle particelle di polistirene, manifestano un’alterazione del metabolismo e un aumento dello stress ossidativo. Inoltre, l’esposizione alla plastica induce alterazioni metaboliche tipiche delle formazioni tumorali, suggerendo un possibile ruolo delle micro e nanoplastiche come fattore di rischio per il cancro al colon.